Servizi a domicilio

Servizi a domicilio di Imola Solidarietà

Il servizio di Assistenza Domiciliare è, nell’ambito dei servizi territoriali, quello che ha più di tutti lo scopo di preservare la permanenza della persona all’interno del suo ambiente familiare e sociale, tutelandone la salute psicofisica, favorendone il miglioramento della qualità della vita ed evitando il più possibile l’istituzionalizzazione. Nella realizzazione di questo servizio fondamentale è il coinvolgimento  della rete sociale, in particolare l’ambiente familiare, affinché si attivino servizi integrati, personalizzati e flessibili.

Il servizio di Assistenza Domiciliare mette al centro la persona tenendo conto  della complessità dei bisogni per attivare quei servizi necessari alla loro soddisfazione prendendo in considerazione sia i “bisogni attivi”, cioè quelli riguardanti la partecipazione, la socializzazione, l’attività motoria, , che quelli “passivi”, assistenziali e/o di aiuto domestico. A tale scopo è di fondamentale importanza la costruzione precisa del PROGETTO INDIVIDUALIZZATO DI VITA E DI CURE, cosi come indicato nella delibera Regionale 1206/2007 (FRNA), caratterizzato da:
orientamento alla qualità, flessibilità delle prestazioni, soddisfazione dell’utente/cliente, interventi intesi come cura complessiva della persona, integrazione con i servizi della rete e del territorio, coordinamento con altri servizi con l’applicazione di specifici protocolli.

La pianificazione del servizio di Assistenza Domiciliare si inserisce all’interno di un’ottica territoriale considerando aspetti fondamentali come:

  • il domicilio, cioè quel contesto significativo per la persona che comprende la casa e ciò che la circonda, sia in senso materiale ma soprattutto affettivo,
  • la famiglia, intesa come rete primaria di relazioni che circonda la persona,
  • la collaborazione con la rete sociale: medici di base, istituzioni, comunità, vicinato, associazioni di volontariato.

La cultura della domiciliarità

La cultura del servizio a domicilio

Il concetto di domiciliarità è collegato alla globalità che circonda la persona, con la propria storia e tradizione; è anche attenzione “alla terra” che ci rassicura.

Domiciliarità è la cultura di democrazia, contro la violenza di scelte altrui, non volute dalla persona, spesso obbligate in assenza di alternative. La propria casa fa bene di per sé, promuove autonomia, perché orienta, dà riferimenti soprattutto quando si è in difficoltà, esprime la sicurezza, la condivisione, gli affetti, la libertà.

Promuovere una cultura della domiciliarità significa non spezzare i legami con il mondo-ambiente, il territorio e la comunità sociale per poter continuare a riconoscersi in essa, mettendo al centro delle politiche sociali e della cura la” Persona “con la sua storia, le sue radici, il suo mondo di relazioni.

Non sempre le risorse della famiglia – qualora esista – sono sufficienti per sostenere le fragilità e per affrontare gli eventi critici. L’isolamento delle aree urbane, l’impoverimento delle reti parentali, la continua riduzione dei nuclei familiari, l’aumento delle “migrazioni” e del fenomeno del “nomadismo”, la riduzione dei luoghi di aggregazione tradizionali o informali ha come conseguenza una riduzione delle risorse educative, di accadimento e di cura interne della famiglia, e chiama l’attivazione di aiuti esterni: risorse informali, quale la rete informale, il vicinato, il volontariato e risorse istituzionali quali i servizi sociali e sanitari, l’assistenza domiciliare.

La domiciliarità richiama l’idea di attivare le potenzialità del dare e del ricevere; la cura non solo all’interno dei membri della famiglia, e non solo all’interno delle mura di casa. La relazione fra chi aiuta e chi è aiutato ha in sé la reciprocità e la solidarietà: risponde al bisogno permanente dell’uomo in difficoltà di avere una solida figura di riferimento.

Domiciliarità diventa allora, l’attenzione a costruire o a recuperare quello spazio che dà appartenenza e identità, che rappresenta lo spazio fondamentale delle relazioni; è rispetto dello spazio intimo, mette le condizioni perché la memoria, il vissuto, la consuetudine trovino uno spazio.

La casa e la domiciliarità

Imola solidarietà

L’ interesse per il tema della casa nasce dalla consapevolezza che poche esperienze di vita sono significative per l'esistenza quanto l'abitare; infatti, ogni persona ha uno spazio proprio dove rivelare la sua identità, la sua natura e la sua appartenenza. La casa e' uno straordinario contenitore in grado di coagulare affetti e rappresentazioni e di veicolare immagini dando ad esse una collocazione spazio-temporale. Nei vani, negli arredi, nei dettagli, negli oggetti e negli odori si possono cogliere le tonalità emotive di chi la abita.

La casa può costituire una minaccia, può evocare immagini di dolore, di evasione, di fuga oppure il rimpianto, la nostalgia e il desiderio di farvi ritorno per trovare rifugio.
La casa rappresenta l’identità personale. L'identità' personale è infatti una costruzione della memoria , una memoria che e' fatta anche di case vissute.

La casa dal punto di vista psicologico rappresenta uno spazio di individuazione, un luogo attraverso cui la persona si definisce e si da' dei confini. E' il rifugio, che a volte serve per erigere barriere di difesa nei confronti dell'esterno, forse eccessive: ecco allora la casa fortezza. E' interessante notare come i termini Abitazione - Abitudini - Abiti abbiano la stesso radice etimologica e suggeriscano un cammino che dalla casa arriva alla definizione della propria identità del proprio “abito”.

La casa e l'anziano

Se la casa riveste importanza per la persona adulta, lo è ancora di più per l'anziano o il disabile, la quale ha creato con essa un legame prezioso perché generatore di ricordi del suo passato. La casa e' il luogo rassicurante della memoria, lo spazio vitale che testimonia dell'inserimento dell'anziano nelle relazioni e nella cultura del quartiere o del paese.

Il lungo legame nel tempo ha plasmato la casa, e questa rivela in modo sorprendentemente diversificato le caratteristiche e le vicende della persona anziana che la abita. I mobili, gli oggetti, le stoviglie, la biancheria (la dote), i libri, i quadri, le immagini sacre, le fotografie, gli stessi elettrodomestici sono carichi d’informazioni (A. Quadrio, L. Venini, 1986).

La casa appartiene ai "fatti della vita", a quelle cose che vengono date per scontate finché appartengono alla naturalezza. Invece l'abitare e' una situazione privilegiata, conquistata e a volte sofferta. Una casa veramente vissuta è un progetto di intimità: è oggetti, luci, odori, stanze, angoli, ripostigli, penombre fortemente amati o odiati. si evidenzia quindi l'aspetto simbolico o meglio la relazione tra simbolico e concreto dell'abitare. Questo però non significa che non esistano tutta una serie di circostanze in cui concrete problematiche abitative sembrano pesantemente prevalere su aspetti simbolici.

Sono frequenti casi di sfratto e, soprattutto per gli anziani, situazioni in cui solitudine e mancanza di reti di sostegno siano esse la famiglia o il tessuto sociale (vicinato, volontari…), di assistenza socio-sanitaria a domicilio fanno sì che l'unica alternativa a precarie condizioni psico-fisiche sia il ricovero ospedaliero o il repentino trasferimento in Casa di Riposo.

Per questi motivi parlare di domiciliarità in un’ottica di attenzione verso i più fragili, significa creare una rete di servizi che facilitano il permanere dell’anziano nel suo ambiente, perché ogni anziano ha diritto, se vuole, a rimanere nel proprio ambiente di vita.

Il contesto su cui si interviene

Il contesto nel quale ci si trova ad operare si caratterizza oggi per un veloce cambiamento delle caratteristiche peculiari dell’individuo anziano e conseguentemente dei bisogni espressi.
Possiamo sintetizzare come di seguito:

  • invecchiamento progressivo della popolazione anziana; per quanto riguarda il territorio del comprensorio imolese i dati al 31/12/’06 indicano che gli anziani oltre i 65 anni rappresentano circa il 23% della popolazione residente, gli anziani oltre i 75 anni sono l’11.4% mentre i grandi anziani oltre 85 anni rappresentano circa il 3%. In tutti e tre i casi i dati relativi al territorio imolese sono superiori alla media della regione E.R.
  • peggioramento delle condizioni di salute della popolazione anziana in carico ai servizi, sempre più anziani sono affetti da patologie quali il Parkinson e l’Alzheiemer, malattie per le quali il bisogno di aiuto da parte del caregiver è importante e spesso però non riconosciuto, oltre al fatto che ogni anziano è affetto da pluripatologia, cioè presenza di patologie diverse per le quali la persona spesso assume farmaci
  • allentamento e progressiva diminuzione dei vincoli di solidarietà familiari e comunitari, i dati elaborati evidenziano un calo percentuale, tra il 2007 e il 2008, degli anziani che vivono con familiari di diverso grado
  • mutamento delle prestazioni assistenziali erogate sia dai caregiver che dagli operatori.
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